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TFA speciale, il No dei corsisti dell’Ateneo di Bari alla modifica del decreto 249/2010

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scritto da Alessandra Morgese
pubblicato il 11 marzo 2013, 10:44
ultimo aggiornamento
11 marzo 2013, 13:47
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La modifica al decreto 249/2010, che il ministro Profumo ha intenzione di firmare, ha determinato la reazione degli 11mila corsisti del TFA ordinario, i quali sono stati ammessi al tirocinio dopo un percorso di selezione alquanto turbolento e complicato. In sinergia con i colleghi degli altri Atenei nazionali, allora, anche gli studenti del TFA dell’Università degli Studi di Bari hanno espresso il proprio disappunto e la propria indignazione nei confronti del provvedimento. Lo hanno fatto attraverso un documento, che pubblichiamo di seguito, indirizzato al Senato accademico per chiederne il sostegno e la sottoscrizione dell’appello lanciato dall’ADI (Associazione Docenti Italiani).

«Come ormai noto da diverse settimane, il Ministro dell’Istruzione uscente Francesco Profumo, con il beneplacito delle maggiori forze politiche e sindacali, sta attuando una modifica al decreto 249/2010, in modo da consentire a decine di migliaia di laureati di conseguire l’accesso ai Tirocini Formativi Attivi (cioè ai percorsi di abilitazione all’insegnamento) senza sottoporsi ad alcuna prova preselettiva, semplicemente in virtù del servizio di docenza svolto negli istituti di istruzione pubblici e privati nel periodo 1999-2012. Questa modifica del decreto 249/2010 è generalmente conosciuta come “avvio del TFA speciale”.
Si tratta di un provvedimento palesemente “gerontocratico”, che lede profondamente il principio del merito e i diritti di tutti coloro che, dopo grandi sacrifici economici ed intellettuali, hanno meritato nei mesi scorsi l’ammissione al TFA ordinario tramite regolare selezione. Con l’istituzione del TFA “speciale” gli 11mila studenti del corso ordinario, accuratamente selezionati nel rispetto della programmazione del futuro fabbisogno di docenti nella pubblica istruzione, verranno sommersi e superati da circa 60mila aspiranti docenti non selezionati, i quali del resto hanno avuto (almeno nella maggioranza dei casi) numerose possibilità di abilitarsi alla professione di docente o di accedere all’insegnamento, attraverso Concorsi ordinari (1999 e 2012), Scuole di Specializzazione (1999-2009), lo stesso primo concorso di accesso al TFA ordinario (2012). La riforma in via di attuazione vanifica così il sacrosanto obiettivo di ripristinare la meritocrazia e la qualificazione professionale all’interno del sistema scolastico, il quale, a causa di provvedimenti simili a quello relativo al TFA “speciale”, viene spesso trasformato in ammortizzatore sociale.
I corsisti del TFA ordinario dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, in sinergia con i colleghi di tutti gli Atenei nazionali, si oppongono con determinazione a questo atto di prepotenza politica e sindacale, che getta ancora una volta la scuola italiana in un baratro fatto di ricorsi e sanatorie e che non tutela e valorizza la qualità della classe docente.
Per difendere il valore del TFA ordinario, la solidarietà di esponenti qualificati del mondo intellettuale e accademico è indispensabile. Pertanto ci rivolgiamo a tutti i Docenti del nostro Ateneo, in particolare a coloro che ci hanno accuratamente selezionato e ci stanno formando, chiedendo Loro di sottoscrivere e diffondere l’appello promosso dall’Associazione Docenti Italiani (ADI) contro il TFA “speciale”.
In particolare facciamo appello al Magnifico Rettore, al Direttore Generale e ai membri del Senato Accademico, affinché prendano posizione in merito alla questione dei TFA ordinario e “speciale”, nelle sedi istituzionali e attraverso gli organi di stampa che riterranno opportuni».

I corsisti del TFA ordinario dell’Università di Bari

11 marzo 2013

  • rita

    I migliori professionisti sono diventato tali con la pratica e l”esperienza aquisita nel corso degli anni. CreDo che lo stesso valga per i docenti.cari lodevoli e ptesuntuposi corsisti del tra ordinario credo che in nessun testo e nessun emerito prosessore ci potrà, insegnare come relazionarvji con alunni delle periferie degradate delle città,.alunni che frequentano saltuariamente e quelli che la frequentano lo fanno senza voglia. Tutto questo ve lo potrà, insegnare solo l,esperienza , forse. Ho studiato per il concorso dal testo della maggio li avvertenze generali ,quando si parlava delle metodologie, alla fine doveva che non erano applicapili nela scuola italiana, tutto questo per dirvi che io sui contenuti sono stata già, valutata dai professori che mi hanno fatto gli esami durante il corsdo di laurea. Quello che mi mancava per essere una buona docente era la pratica acquisita con anni di esperienza da precaria supplente orgogliosamente lll fascia.lo credo che il merito come qualsiasi battaglia so acquista sul campo.